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Rispondo
a Pafundi e Menghini |
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Questa risposta è nata dopo aver letto l'articolo scritto sulla rivista del Boxer Club N° 1 Gennaio-Febbraio 2001 per leggere l'articolo cliccate QUI |
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La
lettera del Dr. Pafundi e della sig.ra Meneghini mi ha profondamente colpito,
sia come allevatore che come socio del BCI…e soprattutto come amante della
razza. Purtroppo mi ha colpito in negativo, e per molti motivi: non ultimo il
fatto che si parli di cani “tutti
uguali a Pluto di Walt Disney (omissis) e soprattutto integri, ma
sgraziati e privi di fierezza ed eleganza”. Questo significa che
un cane che si presenta in modo “naturale” (visto che la coda gliel’ ha
dato Madre Natura, e non l’uomo: e si suppone gliel’abbia data con uno
scopo, visto che la Natura, a differenza dell’uomo, non crea nulla di inutile)
perde fierezza ed eleganza: una tesi un po’ dura da sostenere, visto che in
natura l’eleganza è la prima cosa che colpisce l’osservatore
di “qualsiasi” specie animale, dall’insetto al grande mammifero.
Quando vediamo animali “goffi e sgraziati” – soprattutto cani – è
sempre l’uomo che dobbiamo “ringraziare”: perché è lui che con la sua
selezione forzata ha creato soggetti che in natura sarebbero incapaci anche solo
di sopravvivere. Ma non è questo il punto principale, anche se è punto
importante. La cosa che mi ha indignato di più è che l’articolo “Cronaca
di una morte annunciata” non è uscito su una generica rivista cinofila, in
cui chiunque è libero di esprimere il proprio parere anche in toni accesi: è
uscito sulla rivista ufficiale del BCI, e quindi rappresenta la voce ufficiale
dei soci dello stesso Club, tanto più che
uno dei firmatari è direttore editoriale della rivista stessa, nonché
dirigente del BCI. Bene, io sostengo questo sia, da un lato, un vero e proprio
abuso dell’organo di informazione del Club, che non si può permettere
di esprimere opinioni a nome dei Soci (è questo che fa un organo
ufficiale) senza aver mai chiesto ai Soci stessi di esprimere un’opinione.
Dall’altro lato il BCI sta dando un’informazione distorta e scorretta,
perché nega che ci debba
adeguare allo Standard di razza e nega che i Boxer a coda mozza siano
ormai – di fatto, e non sulle basi di “sentito dire” – fuori
Standard. Il che significa che non potranno più venire esposti né venduti
in Germania, patria della razza, a meno di non operare fuori dalle leggi
vigenti. Questi DATI DI FATTO non sono apparsi né sul numero 1, né sul
numero 2 della rivista. L’unico articolo che parla di code è il già citato
“cronaca di una morte annunciata”, in cui si lascia intravedere una
possibile presa di posizione della FCI a favore dei Paesi che restano a favore
del taglio. In realtà l’ FCI fino a questo momento non ha dato alcun segno
di voler prendere posizioni di questo tipo, neanche nei riguardi di razze che
prima del boxer hanno “subìto” una revisione dello Standard. Poiché tutto
è possibile al mondo, non possiamo escludere che un bel mattino l’ FCI si
svegli e decida di lasciar esporre in tutto il mondo i cani con orecchie e code
amputate: ma non possiamo escludere neppure l’ipotesi che domani mattina
caschi un bel meteorite sulla Terra e ci distrugga tutti, fautori del taglio e
non. Il fatto è che normalmente i giornali NON parlano dell’eventualità che
caschi un meteorite: parlano invece di ciò che avviene davvero ogni giorno nel
mondo. Perché la rivista ufficiale del BCI deve continuare a ignorare la realtà,
e a parlare di quelle che al momento sono soltanto fantasie? Perché chi
telefona al BCI chiedendo lumi sulla questione-code si sente rispondere
“TAGLIARE, TAGLIARE!” e non viene neppure informato sui regolamenti
già in atto in Germania, e sullo Standard GIA’ modificato? Se
l’informazione fosse completa ed esauriente, ognuno sarebbe libero di
scegliere la propria linea di azione: ma questa informazione “a senso unico”
non è corretta né è esauriente. E’ invece incompleta e tendenziosa e quindi
rischia soltanto di danneggiare chi, in un buona fede, ritiene di potersi fidare
ciecamente della parola del proprio Club. Cordiali saluti Bartolini Stefano |
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