Il TAM TAM telematico è forte e insistente: tutti domandano
a tutti che si farà con la coda. Ci si destreggia
a fornire risposte su una verità che quando
scriviamo nessuno conosce e, mentre l'ansia cresce al ritmo
dei tamburi, tutto ciò che sappiamo è che forse,
quasi senza che i più se ne rendano veramente conto, in
questi giorni per il Boxer (come
per altre Razze tedesche) si sta riscrivendo la storia.
Magnifica storia
iniziata in Germania nella seconda metà dell'800
quando, per una strana alchimia, l'antenato del Boxer
moderno, celato sotto le sembianze sgraziate di incroci fra
Brabantini e Bulldogs, in voga in quel periodo,
seppe svelarsi agli occhi sensibili
di alcuni cinofili dell'epoca. Cominciò così, su quella rozza
materia un
difficile lavoro di raffinamento che portò, fra il 1895
e il 1896, alla fondazione del Boxer Klub tedesco e alla
stesura della prima descrizione delle caratteristiche di Razza.
Seguì nel 1902 il primo Standard e nel 1905
il secondo che, pur a fronte di qualche revisione (1920, 1925,
1938), rimane fino ad oggi quello attuale, il
punto di arrivo, il modello del magnifico cane che oggi
alleviamo con successo.
Il domani è incerto e sulla
nostra Razza si addensano cattivi presagi.
Tutto ciò che ci auguriamo è di non dover ancora scrivere
la parola fine. Piero Scanziani sosteneva:"Lo
Standard è nello stesso tempo un vangelo, un codice, un
miraggio". Un vangelo perché davanti alla
sua autorità tutti si inchinano. Dato che il Boxer é un cane
di origine tedesca, nel mondo intero fa
testo lo Standard stabilito dal Boxer Klub di Monaco, che è il solo
autorizzato ad apportare eventuali modifiche. E'
un codice, perché sulla base dello Standard i Giudici di
ogni Paese esprimono i loro verdetti, denunciano le imperfezioni
e i difetti, segnalano le virtù e i pregi. E'
un miraggio, perché l'ideale contenuto nello
Standard e che gli Allevatori di tutto il mondo inseguono, è
praticamente irraggiungibile,
giacché non esiste cane perfetto […].
Speriamo solo che lo standard,
a causa della revisione che oggi il BK
è costretto dal governo tedesco a chiedere alla F.C.I., non diventi
anche un testamento di Razza. E che non ci sembri un'esagerazione:
la nostra Razza oggi è in pericolo e
per la storia potrebbe avvicinarsi il finale.
Molti dicono che con la coda integra non cambierà nulla, altri
sostengono che la situazione è tragica ma inevitabile,
altri addirittura si rallegrano, alcuni già si adeguano
facendo i propri calcoli ma allevando ora, di fatto, fuori standard.
In molti tristemente ammettiamo che
purtroppo un boxer con la coda e le orecchie integre
al punto in cui siamo è una realtà probabile; ma a
noi non sembrerà più un boxer e con grande tristezza
confessiamo che ci viene voglia di smettere, nostro
malgrado, di allevarlo (a meno di allevarlo
"fuori legge").
Tanti si illudono che in Italia per lunghissimo
tempo ancora nessuna legge vieterà la caudectomia
e la conchectomia. Forse sarà così. Ma, di fatto, se
cambierà lo standard, gli addetti ai lavori saranno costretti
ad attenervisi, mentre solo il commerciante o il
privato senza ambizioni espositive potrebbero, paradossalmente,
ancora permettersi un boxer come oggi
lo conosciamo ed apprezziamo.
Questo sarebbe un modo per incentivare lo sviluppo di un boxer non
ufficiale, obbligando di fatto al rispetto
dello standard solo una piccola percentuale di soggetti, quella
sottoposta ad attività cinotecniche (esposizioni, prove
e controlli morfologici e sanitari) e lasciando gli altri
liberi di allevare come credono, fuori standard, ma comunque
nel rispetto delle leggi dello Stato italiano e
di molti altri Stati europei.
E allora saranno richieste due razze, una
per le esposizioni ed una
commerciale? Una Razza e una sotto-razza? Due Razze
e uno Standard? Due Standard per una Razza?
Che sia chiaro, a noi la coda integra piace ancor meno delle
orecchie integre, per motivi estetici, sanitari e
di ordine pratico, ma chiedendo rispetto per questa posizione
non possiamo non rispettare le convinzioni altrui, specie se imposte da cause di
forza maggiore (leggi dello Stato). Nemmeno possiamo rimanere
impotenti e passivi a guardare mentre legislatori europei poco
esperti di cinofilia ci impongono l'immagine
di un cane che non riconosciamo.
Allora non sarebbe meglio battersi
per una soluzione civile e rispettosa
delle due posizioni, un unico standard aperto che
contempli le diverse soluzioni e che riconosca uguale
valore ai soggetti
con coda integra o amputata? Perché non chiedere a gran voce che
la sovranità
nazionale di ogni Paese sia rispettata, inserendo nello
Standard la doppia opzione che preveda con pari
dignità sia la coda amputata che la coda integra?
La F.C.I. ha il dovere di considerare anche le posizioni
dei Paesi e dei Club di Razza
contrari alla suddetta revisione come il Boxer Club d'Italia che si è
fatto promotore di un documento
contro il divieto di caudectomia e conchectomia (ed in Italia al momento
attuale nessuna legge vieta tale pratica) sottoscritto,
in una riunione tenutasi il 30 Settembre 2000 ad
Alessandria, dai rappresentanti dei Boxer Club di
Austria, Belgio, Francia, Spagna, Svizzera, Portogallo,
Ungheria e, naturalmente, Italia.
Ma forse ancora prima la F.CI. ha il dovere di salvaguardare un così
importante patrimonio zootecnico
da una delle più gravi minacce: la disaffezione dei cultori di razza.
Quello che oggi chiediamo per le code del resto avviene già
da molto tempo per le orecchie. Il 1° Gennaio
del 1987 la Germania, infatti, con una legge
dello stato vietava il taglio estetico delle orecchie in tutti i
cani (e quindi ovviamente anche in tutte quelle razze
in cui la conchectomia era prevista dallo standard)
affiancandosi, di fatto, alla posizione
di altri Paesi come la Gran Bretagna, i Paesi del Commonwelth, i
Paesi scandinavi, l'Olanda e la Svizzera.
Dello stesso anno è una Convenzione del Consiglio d'Europa
riguardante la tutela del benessere animale, firmata da alcuni
Stati, che fornisce indicazioni contrarie alla conchectomia, alla caudectomia e ad altri
interventi cosiddetti estetici e ritenuti inutili e dolorosi per gli
animali. Gli Stati membri
furono lasciati liberi, nel pieno rispetto del diritto di Sovranità
Nazionale, di adeguarsi o meno a
tali indicazioni, ed è per questo che in molti Stati si continuarono
ad amputare orecchie e coda, mentre in Italia, non essendovi leggi che lo
vietassero, l'ENCI ha fino ad oggi consentito
l'allevamento e la partecipazione alle esposizioni sia dei soggetti
amputati sia di quelli integri, cosa che in
precedenza non era consentita dallo Standard.
Ed in effetti, dal 25 Giugno 1990 è in vigore la variante
dello Standard
FCI (n. 144) rielaborato dal Boxer Klub tedesco che prevede l'orecchio
amputato e
l'orecchio integro,
comprendendo, in entrambi i casi, una dettagliata descrizione. Una curiosità:
già
dall'anno prima (1° Gennaio
‘89) il B.K aveva variato il proprio emblema inserendovi la ormai celebre
doppia testa di York
v. Springbach ad orecchie amputate ed integre. Certo faticammo non poco
ad
accettare le orecchie integre ma, attualmente, questa
è una realtà parimenti dignitosa. Non per questo
esistono oggi due diverse razze o varietà
di boxer; per quale motivo, quindi, il tentativo di arrivare ad
un'identica soluzione per le code dovrebbe
apparire da una parte "disperato" e dall'altra "irrispettoso
verso la Razza"? (Valeria
Rossi su Mon Ami) Irrispettoso è stravolgere una Razza per motivi
politici.
Irrispettoso è accettare passivamente ciò
che non si condivide.
In Italia, al momento, le leggi dello Stato
non prevedono alcun divieto riguardante
gli interventi di caudectomia o conchectomia. Sebbene essa
risulti fra i Paesi firmatari della Convenzione per la
tutela del benessere animale del 1987, fino a questo
momento, non ha recepito le indicazioni sul non taglio contenute
nel documento, come invece hanno fatto
il Governo tedesco, svizzero, olandese, i paesi scandinavi,
etc. Ciò dipende dall'orientamento politico dei
diversi Stati. Solo la regione Lombardia, per iniziativa di
un Consigliere regionale, il verde Carlo Monguzzi,
ha cercato di precorrere i tempi, approvando all'unanimità
un provvedimento di divieto presso la propria
Commissione Sanità in data 16 Novembre 2000;
tale provvedimento non è stato approvato, in data 21
Novembre, dal Consiglio
Regionale, quindi torna in Sanità per modifiche.
Oggi che, per una
mutata
sensibilità dell'opinione pubblica, la parola
"amputazione" non è più gradita, la politica europea cavalca
questa ed altre ipocrisie prendendosela con i cinofili, con gli
spettacoli circensi, con la caccia alla volpe con
tutto ciò che tradizionalmente ci mette in relazione
con gli animali in modo naturale e che, se fatto senza
forzature, non nuoce a nessuno e non turba l'equilibrio
biologico; pazienza che l'ipocrisia più grande sia
dimenticare che quelli che alleviamo
in batterie o in luoghi più simili a campi di concentramento che
a pollai, stalle, ovili, al buio
totale, stipati in spazi angusti, che castriamo a crudo affinché
la carne non puzzi, che trasportiamo in condizioni raccapriccianti, sono anch'essi
animali, prima di essere cosce di pollo,
prosciutti o fettine senza dignità.
Le razze canine rappresentano
un preziosissimo patrimonio zootecnico
e culturale da salvaguardare (e questo è preciso
compito degli Enti Cinofili Nazionali, dei Club di Razza e
della stessa F.C.I.); di più, esse
sono una conquista dell'uomo evoluto che, sulla strada del progresso,
ancora si accompagna con l'amico più
antico. Anni, a volte secoli interi di selezione, di attento lavoro di
cesello, di smussatura, di raffinamento, rischiano di venire
annullati da un colpo di spugna indiscriminato,
in nome di un buonismo che fa facile leva sui non
addetti ai lavori (novelli cinofili, cinofili della domenica,
famiglie con cani o distratti frequentatori dei parchi di città)
e che spesso in tempi di campagna elettorale
si traduce in un gran numero di ingenui voti.
Poca importanza
ha che poi, terminata la bagarre elettorale,
le proposte di legge, buone o cattive che siano, finiscano e
questa volta c'è da augurarselo, nel luogo che
in Italia loro spesso compete:
il dimenticatoio. Più grave sarebbe se in questo caso nel dimenticatoio
finissero razze nobili, ammantate di quel prestigio che solo
la storia conferisce, abbandonate da ex cultori
che non riconoscono più
la propria razza e non vi si riconoscono, nauseati dalle polemiche, respinti
e disgustati da un'immagine che non rispecchia
più il mito che da bambini ci ha affascinati, facendoci da
adulti boxeristi, dobermanisti, alanisti,
convinti. Un esemplare che esprima degnamente la tipicità della
propria razza, qualsiasi essa sia, è per noi appassionati la nostra opera
d'arte, unica, inimitabile,
riconoscibile fra mille con i
suoi connotati immutabili, classica eppur viva, è la nostra scultura
vivente, fremente di orecchie vigili come antenne, di scodinzolii
gioiosi espressi più che con la coda, con la mimica
di tutto il posteriore: che ne sarà del Boxer, dell'Alano, del Dobermann,
dello Schnauzer, se ci
costringessero a modificarne così radicalmente l'aspetto?
Piaccia o no, è di queste immagini estetiche che
tutti ci siamo innamorati e solo dopo abbiamo imparato a conoscerne
ed apprezzarne il carattere. E se, al
momento, in Italia viviamo di riflesso solo ciò che accade
alle Razze riconosciute di cui la Germania detiene
lo Standard, è utile sottolineare
che ovviamente in quel Paese é vietato per legge tagliare orecchie
e code a tutti i cani, di razza e non, ivi allevati (con l'eccezione di alcuni esemplari destinati
a compiti particolari: cani delle forze di polizia,
etc.). Ma se anche la nostra nazione decidesse di legiferare in tal
senso, adeguandosi alle indicazioni della
Convenzione dell'87, il problema coinvolgerebbe non solo gli
estimatori delle Razze tedesche ma molti altri
cinofili ed allora addio ai codini degli Yorky e di molti altri
terrier e, soprattutto, addio all'immagine del nostro
Corso e del Mastino napoletano, tanto per fare due
illustri esempi di razze italiane che ne soffrirebbero.
Non dimentichiamo che "biologicamente" i cuccioli di
queste razze nascono con code integre e padiglioni auricolari
più o meno grandi e pendenti, ma la razza
nasce tradizionalmente come lo standard fin
dalle sue origini prescrive, con coda e orecchie amputate,
portate erette. E del resto, v'è canide in natura, da
cui ogni cane presumibilmente discende, che non porti
le orecchie erette? Sciacalli,
coyote, licaoni, lupi, volpi, non me ne sovviene alcuno che abbia orecchie
pendenti. Non saranno state, queste ultime, all'origine
un vizio di selezione? Non assolvono d'altronde
meglio la loro funzione naturale primaria
dei padiglioni eretti, aperti e mobili? E non soddisfano anche
meglio le esigenze della mimica facciale,
così importante nella comunicazione intraspecifica?
Crediamo, inoltre, sia superfluo dilungarsi ad approfondire, visto che
purtroppo ogni proprietario di cane ad orecchie
integre e pendenti ben sa, quanto siano fastidiose
e ricorrenti, fino a diventare spesso croniche, le otiti
nel caso in cui l'ambiente
umido e scarsamente ventilato dell'orecchio integro, costituisca un fattore
predisponente. Per non parlare poi delle orecchie
che restano incastrate in collari poco idonei (a maglie
larghe). E che dire delle code,
troppo spesso soggette a traumi, ulcerazioni e fratture e ad episodi di
autotraumatismo, fino alla drastica decisione
di amputarle in età adulta?
Possiamo quindi con serenità
affermare che in molti casi la caudectomia e la
conchectomia non solo non danneggiano il cane che vi è
sottoposto ma anzi ne migliorano la qualità
della vita, sia che si tratti di razze da utilità, da caccia o da
pastore, impiegate in mansioni specifiche spesso in ambienti
impervi, sia che si tratti di razze o di soggetti
da compagnia, costretti a ritagliarsi il proprio spazio accanto
all'uomo, nell'habitat umano spesso ristretto
e frenetico.
Con queste premesse viene a cadere lo stesso principio ispiratore della
legge, che si vorrebbe volta alla tutela del benessere animale. Per ciò che concerne
le presunte torture, "maltrattamenti, pratiche barbare e crudeli stupidamente
inutili" (Corriere della Sera) non dimentichiamo che si tratta, è vero, di interventi
chirurgici, ma proprio per questo eseguiti in ambienti idonei e con le
migliori tecniche, raffinate e indolori, di cui la moderna medicina veterinaria
dispone. Se curate correttamente le ferite si rimarginano assolutamente in otto giorni (mai
trenta!) e le successive incerottature se eseguite con cura (e sempre sfasciate con etere!)
comportano solo un po' di pazienza da parte del cucciolo ed ancor più da
parte del suo proprietario.
Avallare la tesi di barbare mutilazioni e di
dolorosissime e lunghe
medicazioni è, da parte di alcuni veterinari che si lasciano andare a queste
affermazioni, solo un modo per gettare
discredito sulla propria categoria professionale. Non sta a noi
approfondire l'argomento. Con quali termini definire
allora la pratica tuttora in uso presso alcuni pastori
sardi stanziatisi in masserie del Salento, di cui portiamo testimonianza
diretta, di amputare personalmente le orecchie ai propri cani da lavoro senza anestesia, mediante
l'uso di coltellacci arroventati (surrogati del termocauterio) e cicatrizzando e disinfettando la ferita solo con semplice
cenere? Sicuramente aspetti estremi di vita vissuta che né noi né i nostri cani
saremmo in grado di sopportare per una debolezza costituzionale che oggi ci accomuna,
uomini e cani, rendendoci sempre più salottieri
ed incapaci di sopportare stimoli ambientali potenzialmente stressanti.
Le notizie che ci giungono dall'organo di informazione ufficiale dell'Enci se pur ormai datate,
vorrebbero essere rassicuranti. Sul n° 9 /2000 de "I Nostri
Cani" a pag. 20, nella sezione "Notizie F.C.I.", in riferimento al
nuovo standard del Rottweiler, leggiamo testualmente:
"La sola ragione per cui non si parla nel nuovo
standard di code amputate è che
il Governo tedesco non desidera più che si faccia alcun riferimento
a amputazioni di coda negli standard delle razze tedesche e la F.C.I. non può
che accettare questa decisione. Comunque, la coda amputata non appare
nello standard (???) e i nostri soci sono vivamente
invitati a rifarsi ai Regolamenti per le esposizioni pag. 3:
I soggetti con coda e orecchie amputate devono
essere ammessi, in conformità alle normative legislative
dei loro Paesi d'origine e del Paese ove si svolge
l'esposizione (???). Il giudizio
di cani con code e orecchie amputate o no deve avvenire senza alcuna
discriminazione e unicamente in base allo standard di
Razza in vigore (???)".
Tali notizie, invece, se lette
attentamente, risultano contraddittorie e, paradossalmente sortiscono
l'effetto contrario, disorientando il
lettore che finisce per domandarsi: "in conformità alla
normativa di quale Paese i soggetti devono essere
ammessi in esposizione quando le leggi dei due Stati sono
in contrasto? A quale standard siamo invitati
ad attenerci, a quello vecchio
o a quello revisionato? Certo, a quello in vigore! Ma se quello in vigore
stabilisce che le Razze tedesche in
questione devono avere coda e orecchie integre che alternativa ci
resta? E' un invito ad allevare
fuori standard o ad attenerci allo standard e a non tagliare più?
Allora perché nello stesso testo si sottolinea che "una
vecchia circolare del 1996 afferma chiaramente che non
deve essere fatta alcuna discriminazione
nel giudicare razze cui tradizionalmente si amputano code e
orecchie, perché nei Paesi FCI vigono leggi
diverse".Sembrerebbe, a prima vista, l'unica cosa chiara, se
poi sul n° 10/ 2000 della rivista ENCI (pag. 14) non
si ribadisse che la FCI, con comunicato del 29/08/00,
esortando ad ammettere in esposizione i soggetti con coda e orecchie
amputate invita a giudicarli insieme
a quelli integri senza alcuna discriminazione e unicamente
in base allo standard in vigore. E allora siamo
punto e a capo!
Oltre a non fugare
i nostri dubbi queste poche e imprecise informazioni di dubbio ne
ingenerano un altro: non sarà
che la F.C.I. ha voluto fare come Ponzio Pilato? Oggi abbiamo avuto un
incubo: abbiamo visto i nostri cani, boxer, alani,
dobermann, rottweiler, schnauzer, in uno scenario che,
non senza angoscia, immaginiamo
possibile ma surreale, sfilare in un ring del prossimo futuro in una
tragicomica parata per così
dire d'onore, tutti uguali al Pluto di Walt Disney, con lunghe, svolazzanti
orecchie e code, un po' goffi, certo tanto
dolci e soprattutto "integri", ma sgraziati e privi di fierezza ed
eleganza, privi di quel quid conferitogli dalla tradizione che ci porta,
al di là di ogni plausibile ragionamento, a ritenere necessaria ed irrinunciabile
questa piccola sofferenza che infliggiamo, una sola
volta nella vita, ai nostri amatissimi cani.